← Torna al blog

Geopolitica del rame: Zambia, Cile e transizione energetica

Il rame è l'ossatura materiale dell'economia moderna: senza rame niente rete elettrica, niente motori, niente generatori. Con la transizione energetica la domanda globale è destinata a raddoppiare. Eppure la distribuzione geografica delle riserve è sorprendentemente concentrata — la fascia andina tra Perù e Cile e il Copperbelt centrafricano tra Zambia e Katanga detengono insieme ben più della metà dei giacimenti conosciuti. Capire queste due regioni significa capire un asse decisivo della politica economica mondiale.

La geologia

Circa la metà delle riserve di rame identificate si trova nelle Ande tra Perù e Cile. Un altro quarto si distribuisce sul Central African Copperbelt fra Zambia e Katanga. Questa concentrazione geografica eccezionale è il risultato di una specifica configurazione tettonica — non è una scelta politica, ma ha conseguenze politiche enormi.

Lo Stato cuprifero cileno

Il Cile produce circa il 28 % del rame mondiale. Codelco, la società pubblica del rame, è dalla nazionalizzazione del 1971 voluta da Salvador Allende la principale produttrice mondiale di rame. La "legge del rame" che destina il 10 % dei ricavi al bilancio militare è rimasta, fino alla riforma del 2019, un punto centrale del dibattito costituzionale cileno.

Il golpe del 1973

La nazionalizzazione del rame fu una delle motivazioni principali del sostegno statunitense al colpo di stato di Pinochet, l'11 settembre 1973. I documenti CIA declassificati sono espliciti su questo punto. È rivelatore che Pinochet non abbia mai privatizzato Codelco: la rendita del rame finanziava direttamente il bilancio militare di cui aveva bisogno.

Scioperi e movimento operaio

La forza lavoro cuprifera cilena è una delle colonne portanti della sinistra sudamericana: dal massacro di Santa María de Iquique del 1907, costato la vita a oltre duemila operai del salnitro e alle loro famiglie, alle grandi mobilitazioni di Chuquicamata ed El Teniente negli anni Settanta e nel decennio scorso. Il dibattito costituzionale cileno del 2022 affonda in parte in questa storia.

L'indipendenza dello Zambia

Il Copperbelt zambiano alimentò, dal 1928, la Rhodesia del Nord britannica. Kenneth Kaunda condusse lo Zambia all'indipendenza nel 1964 con il rame come principale attivo economico. La nazionalizzazione seguì nel 1973, dando vita al conglomerato ZCCM.

Il crollo degli anni Novanta

La caduta dei prezzi e i programmi di aggiustamento strutturale del FMI costrinsero lo Zambia a privatizzare le miniere fra il 1997 e il 2000. Entrarono investitori cinesi, indiani e il consorzio Glencore-Xstrata. Le conseguenze di questo decennio sono ancora al centro del dibattito politico zambiano.

Il ruolo della Cina

La Cina consuma circa metà del rame prodotto nel mondo. Imprese pubbliche cinesi — CNMC, Zijin, MMG — hanno investito massicciamente nel rame zambiano e congolese. Il rapporto politico è teso: le elezioni zambiane del 2011 e del 2021 furono segnate da una retorica antincinese senza che la dipendenza economica diminuisse.

Il Katanga e la questione del cobalto

La provincia congolese dell'Alto Katanga concentra, oltre a enormi risorse di rame, circa il 70 % delle riserve mondiali di cobalto. Il crollo dell'autorità centrale, il ruolo dell'estrazione artigianale e il boom delle batterie per veicoli elettrici fanno della regione uno degli spazi estrattivi più delicati al mondo. Amnesty International documenta dal 2016 il lavoro sistematico dei minori nelle miniere artigianali del Katanga.

La transizione impone più rame

L'Agenzia Internazionale dell'Energia stima che la produzione mondiale di rame dovrà almeno quadruplicare entro il 2050 per rispettare gli obiettivi climatici. Da dove arriverà quel rame, e a quale costo politico ed ecologico, è una delle questioni più urgenti dei prossimi decenni.

Sulla mappa

Tutti i bacini citati — da Chuquicamata a Mufulira — sono geolocalizzati sulla nostra mappa interattiva, con i loro musei e centri di storia. Filtra per metallo o regione per confrontarli.